venerdì 2 gennaio 2015

Coraggio italiota: Il ragazzo invisibile




Bisognerebbe rivedere un po' il concetto stesso di coraggio. Si legge dappertutto che l'operazione di Salvatores sia coraggiosa per il semplice fatto di inaugurare un filone supereroistico italiano. Ma se l'operazione, quantomeno eccentrica nel panorama nostrano, viene frenata da un film che denuncia continuamente la sua stessa mancanza d'immaginazione, allora di cosa stiamo parlando?
Il vero problema de "Il ragazzo invisibile" è il pigrissimo adagiamento su format americani, senza nemmeno preoccupazioni circa varianti o slittamenti, il pedissequo copia/incolla del già visto supereroistico made in Usa.
"Il ragazzo invisibile" fa del suo cavallo di battaglia il "made in Italy", sembrando più una furbissima trovata di marketing che un film vero e proprio. Certo, si potrebbe dire, è un omaggio fatto con la passione di chi non è mai cresciuto, che non ha alcuna pretesa di originalità ma solo una certa, divertita precisione filologica. Eppure verrebbe da chiedersi: perché sono anni che Salvatores si impossessa di modelli esterofili, omaggiandone (copiandone) le forme, rendendosi di volta in volta irriconoscibile? E' come se il suo cinema fosse diventato un contenitore vuoto pronto a ospitare, di volta in volta, la copia del film di un altro, per poi rivendicare la novità "tutta italiana" dell'operazione. Il sospetto che si tratti di una drammatica mancanza d'inventiva e non tanto di un presunto eclettismo diventa quasi una certezza. E viene confermato dall'imbarazzante flashback russo, dove tra nucleare e superpoteri naufraga qualsiasi lontano interesse per un film che non c'è.
Messa in scena sciatta e noiosa, che non s'illumina mai, tra sequenze videoclippare e stanche esigenze derivative. Quale sarebbe il coraggio?

2 commenti:

Kris Kelvin ha detto...

A me è sembrato più che altro un voler fare le nozze coi fichi secchi... budget troppo risicato per un progetto, a parole, molto ambizioso: il film parte bene (la prima parte, descrittiva, con la scoperta dell'invisibilità da parte del ragazzo devo dire che mi è piaciuta) ma poi naufraga in una sceneggiatura delirante e confusissima, che negli ultimi 30-40 minuti si perde in mille rivoli e in almeno un paio di finali di troppo. Va bene che i soldi erano pochi, ma una ventina di minuti in più per carattezzare meglio storia e personaggi erano necessari.

Samuele Sestieri ha detto...

Secondo me i problemi non sono solo di budget ma di messa in scena stessa. E' come se Salvatores, nel suo copia/incolla di immaginari altrui, avesse perso una sua identità visiva (ma, viene da chiedersi, c'è mai stata?)