giovedì 4 dicembre 2014

Il mondo è finito
Onora il padre e la madre




Il mondo è finito, anche se nessuno se n'è accorto.
Ciò che è venuto a mancare è l'ossigeno stesso, al suo posto è rimasto un insopportabile fetore. Gli ambienti si sono compressi a dismisura, l'umanità si è trovata internata in luoghi freddi, squallidi e asettici, cellule prive di qualsiasi personalità. La morale è solo l'eco lontana di chi non ha più un passato da ricordare: ogni sorriso, ogni gentilezza, ogni possibilità di luce si rivela ormai una chimera impossibile da raggiungere. Anche i colori hanno ceduto il passo al grigiume plumbeo che permea ogni cosa: nessuna trasparenza, nessuna onestà, ogni elemento scivola verso il suo retrofondo rozzo e vischioso. E la famiglia, nucleo portante della stabilità umana, nido caldo in cui potersi rifugiare, è divenuta il centro disfunzionale dell'umanità. Ciò che emana quest'unione è l'insopportabile tanfo di una pestilenza senza fine (portata sulle spalle del corpo untuoso e mai così viscido del gigantesco Philip Seymour Hoffman).
Questa famiglia stracciata, umiliata ed offesa, non può che disgregarsi al suo interno, pezzo dopo pezzo, ferita dopo ferita. Ogni segreto viene a galla, così come il circolo infinito di odi, bisogni e rancori che si susseguono senza tregua.



Stanze sudice, geografie putrefatte, teatri di posa di immondizie affettive, legami inverecondi e poi la scopata iniziale di chi, per un attimo, ricorda di essere ancora un uomo. Trovo "Onora e il padre e la madre" lo straordinario apologo che ruota, per tutta la sua durata, intorno al concetto stesso di osceno, radendo al suolo i tabù del borghesissimo buongusto. Ciò che ci restituisce è uno spiacevolissimo, residuale pus che diviene traccia dei legami affettivi di una volta.
Il testamento di Lumet è la crudele chiosa di una carriera che non era mai stata così feroce, così disillusa e, sopratutto, dolorosa. E' d'altronde il racconto di un virus che porta/ha portato/sta portando il mondo alla deriva, fino all'inaccettabile eccesso di rubare al proprio padre e uccidere il proprio figlio.
I comandamenti si sono invertiti, i rapporti umani hanno raggiunto l'acme della perversione morale riscoprendo la loro radice malata e omicida. Sidney Lumet firma un'opera asciutissima, che fa della sua sobrietà lo strumento ideale per tramortire gli occhi di guarda. E poi si spegne.

2 commenti:

Kris Kelvin ha detto...

L'ultimo, spietato, lucidissimo film di Lumet: assolutamente notevole, e bella anche la tua carrellata sulla sua filmografia!

Samuele Sestieri ha detto...

Grazie Kris!