domenica 17 maggio 2015

Mad Max: Fury Road - Il cinema del futuro




Follia ipercinetica proiettata in deserti postatomici, opera rock anarchica e visionaria che fa della benzina il sangue digitale del nuovo mondo. Qui i corpi perdono peso e gravità, smateralizzandosi in infinite terre di sabbia o nelle notti oscure di cavalieri erranti e spettri infernali.

(magnifiche tutte le sequenze notturne in cui un colore caldo investe una figura femminile, isolandola all'interno dell'immagine, fino a creare un nido materno, uterino, rossastro, da cui il digitale sembra prendere vita. Tutto il film pare infatti la storia di due colori che s'incontrano e si scontrano: le distese gialle del deserto, irradiate dalla luce del sole e le virate blu di una notte dal sapore quasi zulawskiano - il colore oscuro degli antichi globi d'argento.)

"Mad Max: Fury Road" è tutto questo ed è molto di più.

Due ore di cinema purissimo e infuocato, inseguito ardentemente dal genio visionario di George Miller. Egli, coreografo punk di danze infernali, orchestra una clamorosa ode al cinema d'azione, formata da un solo, irrefrenabile inseguimento, pronto a far saltare in aria il mondo intero.

Nell'iperspazialità del deserto, distesa infinita e perennemente identica a se stessa, ogni corpo si fa miraggio spettrale ed errabondo, massa dionisiaca capace di sputare fuoco e sangue mentre fagocita chilometri di nulla. Il movimento febbrile, estatico, di una band di rockstar impazzite, la velocità ipersonica di veicoli che sfrecciano sulla sabbia, le acrobazie antigravitazionali dei guerrieri del male: ogni immagine slitta, deforma, gioca con le sue unità, taglia e aggiunge fotogrammi, fino a scatenare un purissimo crash. In questo crash Miller rintraccia l'erotismo sfrenato del motore, dislocato da qualsiasi narrazione possibile, avulso a qualsiasivoglia psicologismo, interessato unicamente al dinamismo elettrico e sensuale del corpo esploso (e sempre più meccanico: essere un corpo solo con la propria macchina, una massa indivisibile di carne e motore, di sangue e benzina: uomini-macchina, uomini-moto, arti meccaniche che sostituiscono parti del corpo).



George Miller, in questo sbalorditivo riaggiornamento di Mad Max, ritrova nel cinema d'azione la purezza fondativa, aurorale della visione numerica. Lavora verso una poetica dell'adrenalina che, veicolando il rapporto tra corpo e spazio, riscopre la magia testosteronica della velocità. Con un'intuizione strepitosa, costruisce il suo film con una serie di slittamenti continui. Supera il suo eroe per intercettare la forza e il coraggio in un Max declinato al femminile: il personaggio incredibile di Charlize Theron, paladina di un nuovo mondo, pronta a rivendicare un nuovo matriarcato femminile.

(penso ripenso alla sequenza che segue la bellissima tempesta di sabbia, quando Max assiste a un'autentica fata morgana: l'apparizione di queste donne bellissime e guerrigliere, miraggio scottante di una società altra, dove il potere è donna Riecheggia, tra le dune del cinema, Faster Pussycat, Kill! Kill!, e tutte le vendicatrici, le paladine di una nuova giustizia, le incarnazioni femminili di una società capovolta. Ecco che la distopia di Mad Max si trasforma in utopia femminista)

Chitarre che sputano fuoco, tamburi aggressivi che ritmano diegeticamente tutte le fasi dell'inseguimento, come in un concerto rock itinerante. Il narratore 2.0 è la musica stessa che - in diretta - suona sui cadaveri.



"Mad Max: Fury Road" non conosce sospensione, non conosce pause, ma procede per accumulo fino a investire fisicamente il corpo spettatoriale stesso, catapultato in un autentico cinema esperienziale. Miller pare quasi un direttore d'orchestra, che suona, ribalta, disintegra i suoi corpi, facendoci sentire il ruggito dei motori, l'adrenalina del salto, il sapore della vittoria. Tra campi lunghi che contrappongono l'eterna quiete del deserto e il movimento elettrico, frenetico degli ultimi uomini, il fim perde progressivamente materia fino a giungere a una radicale astrazione delle forme. I volumi allora si smaterializzano tra granelli di sabbia e cadute roboanti, verso uno sguardo che si fa sempre più liquido.

George Miller si conferma così un cineasta anarchico ed eversivo, che mentre conserva lo spirito di un cinema d'azione che non esiste più, proietta le sue ombre deformi e rivoluzionarie sul futuro: verso un'estetica della contaminazione, tra liquido e solido, tra aria e materia. Sempre in movimento, sempre in agguato, sempre Mad Max.
Clamoroso.

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