martedì 25 luglio 2017
Kaspar Hauser: già Cave of Forgotten Dreams
Kaspar Hauser, "idiota" purissimo che precede qualsiasi conoscenza, prigioniero "libero" tra grugniti e fantasmi della mente. Fa pensare all'infanzia dell'umanità, agli uomini primordiali e alle loro primissime grotte: dall'oscurità sapevano trarre la luce, nel silenzio riconoscevano le ombre, nella roccia incidevano già l'immagine del mondo.
Nessuno vuole giocare con me: herzogmania
Mentre vedo "Nessuno vuole giocare con me" ripenso ai cerchi concentrici di tutta la filmografia di Herzog. A questo continuo girare intorno, rielaborare, ritornare: la memoria di Werner Herzog è il suo stesso cinema, che potrà anche espandersi di continente in continente, ma poi ritorna necessariamente al bambino recluso, all'idiota come esploratore folle, alla visione virginale di Kaspar Hauser...al corvo di Walter Steiner.
Fast & Furious 8
In maniera ancora più radicale rispetto agli ultimi, pirotecnici episodi di "M:I", "Fast & Furious" conosce un verosimile tutto suo che può permettersi di sfidare le leggi della fisica, la sospensione dell'incredulità, il comune senso della misura. Sfidare e vincere, per averne sempre di più. "Fast & Furious 8" non fa eccezione: è un fierissimo b-movie che inneggia al potere cinetico delle immagini, al dinamismo smisurato della velocità, al fascino erotico delle automobili, autentiche protesi di un cinema che deve strutturalmente strafare. Ecco allora che, sotto lo sguardo iconico di Kurt Russell, ci si lascia andare a una fisicità debordante, alla libidine viziatissima di un corpo filmico che rilancia continuamente se stesso, in una sfida squisitamente, innegabilmente tamarra. Da Charlize Theron, nemesi glaciale che fredda i suoi antagonisti con lo sguardo, alla pioggia di automobili che cadono da un grattacielo, dalle corse sfrenate sul ghiaccio alle macchine che "prendono vita" gettando nell'anarchia New York. Purissimo piacere della visione: accelerare non basta più, ora bisogna volare (sognando un prossimo impossibile capitolo su Marte).
Woyzeck
"Sento sempre i violini. Sento le voci dal muro. Quella voce mi dice sempre Ammazzala."
Con l'orecchio puntato verso il fondo della terra.
Se l'uomo è un abisso, l'omicidio è il segreto proibito sussurrato dalle foglie e dal vento.
Appunti: Song to Song
Morire e rinascere a ogni stacco di montaggio, tentando in ogni modo, in ogni tempo, di afferrare la vita. Con le mani, con le labbra, con una lacrima o con un sorriso: sempre in movimento senza far nulla, alla ricerca di nuove, furtive estasi sotto il cielo di Austin. Senza legge, senza gravità, levitando di canzone in canzone. Il film di Malick che più somiglia a un sogno, quello che si moltiplica per tornare sempre all'unità, o al gentile miraggio di una storia d'amore. Ancora una volta, prima di ogni discorso, prima di ogni dietrologia, per me quello di Malick continua a essere il cinema più emozionante, più potente, più straziante del mondo...e Song to Song, probabilmente, la rapsodica chiosa di quell'enorme film sulla compassione incominciato con The Tree of Life.
Queen of the desert
Vedo solo ora "Queen of the Desert" di Werner Herzog e scopro, ancora una volta, un film bellissimo. Gertrude Bell è l'ennesima esploratrice, l'ennesima sognatrice del cinema herzoghiano. Supera i confini, contraffà i documenti, niente e nessuno la può fermare: Herzog si mette in un'altra posizione, guarda il cinema classico - quello delle grandi avventure nel deserto - per portarlo a massima saturazione. Dilata i tempi, asciuga l'azione, fa che la narrazione imploda, realizza un film sull'identificazione impossibile tra il corpo attoriale di Nicole Kidman e le dune del deserto: il volto della diva diviene un paesaggio interiore, anche se c'è sempre qualcosa del deserto che sfugge, che manca, qualcosa che è impossibile contenere nel campo visivo. Guarda a Lawrence d'Arabia come si guarderebbe un miraggio, il fantasma di un cinema che scorre altrove, alla stregua di un braccio che, da un altro tempo, tocca le spalle della nuova Gertrude Bell. Infine Herzog trova in lei un ulteriore esempio dei suoi personaggi configurati, strutturati dal limite: una figura finalmente al femminile, caparbia, tenace, umana. E quando svela, senza paura, le sue tinte melò, il film si trasforma in una grande favola nel deserto, nell'ennesima parabola sul potere dei sogni e sulle proprie cadute: il racconto di una regina attratta dal confine che però non riesce mai a ricompattare, pezzo dopo pezzo, il proprio cuore infranto.
Iscriviti a:
Post (Atom)







