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martedì 25 luglio 2017
Qualcosa di travolgente
A rivederlo dopo tanti anni, "Qualcosa di travolgente" rimane il vero e proprio Fuori orario di Jonathan Demme. Perché Melanie Griffith, femme fatale da cinema noir, è una creatura carnale ed evanescente, reale eppure già immaginifica, come lo sono almeno la Isabella Rossellini di Velluto Blu, la Gwyneth Paltrow di Two Lovers, la Rosanna Arquette del film di Scorsese. E Jeff Daniels, ennesimo uomo comune del sogno americano, riscopre il richiamo all'avventura, il brivido dell'ignoto che lo configura, finalmente, come Eroe. Bellissimo.
lunedì 25 novembre 2013
Fear of Falling di Jonathan Demme
Inizia Fear of Falling di Jonathan Demme e il miracolo di una visione incredibile si sostanzia inquadratura dopo inquadratura. Testo teatrale divenuto film, Cinema (proprio lui, vero, autentico, grande Cinema) che entra dalla porta d'ingresso presentandosi a venti minuti dall'inizio del film, quando cambia il formato, si allarga lo schermo, e appare lei, visione angelica e indefinibile, irradiata di luce come la Margherita del Faust di Sokurov e come poche, altre epifanie visive.
E allora ci si perde tra le parole, troppe, tante, troppo poche, lasciandosi cullare da attori che sembrano posseduti da un'energia vitale, da una follia distruttiva che incendia il film a ogni movimento di macchina.
Ancora: il primissimo piano di un volto di donna che da solo è una geografia infinita e misteriosa dove perdersi senza trovare più vie di fuga. Danza di luce e movimento verbale coincidono.
E quei venti minuti finali, che vivono nella trasparenza di un riflesso, nel sogno di una vita gigantesca che è stata "detta" e che è divenuta carne: solo allora immaginiamo il costruttore pronto a scalare la torre e a vedere il cielo.
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