martedì 25 luglio 2017
Sicilian Ghost Story
Recuperato finalmente "Sicilian Ghost Story" di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza: un racconto sull'omertà sublimato in un universo fantastico e mentale, come se, tra le pieghe del reale, esistesse un mondo ulteriore dove l'amore vince la morte (anche qui: ogni storia d'amore è una storia di fantasmi). Tra orchi, matrigne cattive, gufi e boschi fatati, che bello percepire di nuovo il cinema all'interno di ogni immagine. Perché alla fine le cose che restano sono quelle imperfette, che osano, che non hanno più paura, che sono capaci di aderire a uno sguardo e, nella visione distorta di un grandangolo, farci sentire davvero come fantasmi.
Sognando Frank Capra
Mi mancano gli sguardi che annullano il tempo, mi manca quella scintilla, quel luccichio negli occhi che, da solo, incendia le immagini. Mi manca il candore, l'ingenuità di un volto che sa voler bene. Questa sera mi manca Frank Capra.
Twin Peaks 3: Appunti
La sensazione di trovarsi di fronte a un familiare sconosciuto, in caduta libera verso i recessi più oscuri di Twin Peaks e del cinema tutto di David Lynch. Ho visto finalmente i primi due episodi della nuova stagione: è incredibile come Lynch, ancora una volta, saboti il meccanismo della serialità dall'interno, ci proietti in un mondo di fantasmi, di doppi, di labirinti della mente.
E' Twin Peaks stessa questo labirinto, ora espanso a nuove città, nuovi scenari, nuovi personaggi. Un bosco, una radura, una cittadina che covava in sé il male inespugnabile di un omicidio diverso da tutti gli altri. Ogni sentimento nostalgico ci disloca, ci disorienta, ci proietta verso nuove costruzioni di senso e nuove identità. Questo nuovo Lynch-pensiero assorbe in sé il cinema, la videoarte, la pittura surrealista e la carne baconiana, De Chirico e il cavallo bianco fino a cadute tra le stelle e portali di vetro. Che fosse Eraserhead il primo Twin Peaks? In attesa di vedere i nuovi episodi, l'idea di avere davanti altre 16 ore mai viste di Lynch è il regalo più bello del mondo.
Twin Peaks 3x08. Probabilmente la cosa più incredibile che abbia mai visto in televisione - e non scherzo. Siamo tra le vette espressive e sperimentali di David Lynch, una Genesi che pare una vera e propria teodicea. Se avessi altri due schermi, avrei la tentazione di far scorrere l'episodio insieme a Voyage of Time (o almeno alla Genesi di The Tree of Life) e al corridoio interstellare di 2001. Così, per ritornare alle origini del Mito.
Qualcosa di travolgente
A rivederlo dopo tanti anni, "Qualcosa di travolgente" rimane il vero e proprio Fuori orario di Jonathan Demme. Perché Melanie Griffith, femme fatale da cinema noir, è una creatura carnale ed evanescente, reale eppure già immaginifica, come lo sono almeno la Isabella Rossellini di Velluto Blu, la Gwyneth Paltrow di Two Lovers, la Rosanna Arquette del film di Scorsese. E Jeff Daniels, ennesimo uomo comune del sogno americano, riscopre il richiamo all'avventura, il brivido dell'ignoto che lo configura, finalmente, come Eroe. Bellissimo.
Spider-Man: Homecoming
Dopo tutti i bolsissimi filmetti del Marvel Universe, che bello poter dire che "Spider-Man: Homecoming" è davvero una goduria. Finalmente Peter Parker torna un vero e proprio sfigato proiettato nell'universo del teen-movie americano, con tutte le complicazioni che questo comporta (ha ragione chi parla delle commedie anni '80 di John Hughes). In fondo "Spider-Man: Homecoming" è un romanzo di formazione che può vantare, finalmente, di un villain come si deve (un grandissimo Michael Keaton). Certo, la trilogia di Raimi è lontana anni luce, ma questo mi sembra un bellissimo modo per reinventare il mito.
Always
Ci sono film di cui non sai parlare, perché somigliano così tanto a una sensazione che vuoi tenerli per te, mantenerli nel tempo, proteggerli dalle fiumane di parole che ti circondano. Sono film sfuggenti, fulminei, quasi astratti per come riescono a essere l'incarnazione fragilissima di un sentimento. Penso a "Always", il grande dimenticato della filmografia di Spielberg, che dice tanto, tantissimo sul cuore del suo autore, perché è così ubriaco d'amore da restituire l'idea di un tramonto: un addio, un commiato che è sempre un nuovo inizio, un amore così intenso da essere capace di dare senza ottenere più nulla in cambio...e di lasciare liberi. D'altronde Spielberg regala a Audrey Hepburn la leggerezza immortale degli angeli (come a Truffaut, in Incontri Ravvicinati, donava il sogno messianico di una nuova vita fatta di suoni e di luci mai viste).
The War - Il pianeta delle scimmie
Splendido epilogo della trilogia più avvincente degli ultimi anni, in grado di reinventare le radici di una mitologia, di ripercorrerne gli archetipi fino ad affondare nel cuore di tenebra del cinema americano. Matt Reeves è un regista dal nitore classico per senso del ritmo e trasparenza e, insieme, uno sperimentatore prodigioso proiettato verso il cinema del futuro. Quest'ultimo Pianeta delle scimmie è un film dove il corpo, tramite la motion capture, torna il centro gravitazionale dell'immagine, il suo primo impulso, la sua stessa distruzione. L'ultima frontiera del digitale non può che riscoprire, naturalmente, un nuovo giardino della creazione, un nuovo Eden dove rilanciare l'avventura. Da qui al 1968, alla statua della libertà sepolta dalla sabbia, il passo è breve.
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